Adulterio

Articolo tratto da Wikipedia

Nella Bibbia l'adulterio, considerato un peccato, indica un qualsiasi rapporto sessuale volontario di una persona sposata con altri che non sia il proprio legittimo coniuge. Talvolta la Bibbia equipara l'adulterio alla fornicazione, ma questo è più specifico, indicante l'infrazione della fedeltà coniugale.

L'adulterio è proibito nella Bibbia perché viola il concetto della santità della famiglia e del matrimonio (ESodo 20:14; Deuteronomio 5:18). Più specificatamente questo peccato è descritto in Levitico 18:20 "Non avrai relazioni carnali con la moglie del tuo prossimo per contaminarti con lei". Questa infrazione è considerata tanto grave da meritare la morte (Levitico 20:10; Giovanni 8:5). Sebbene la legge dui Mosè non specifichi come vada eseguita questa pena, essa è spiegata nel Nuovo Testamento come lapidazione: "Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?" (Giovanni 8:5). In Deuteronomio 22:22 non è prescritto il modo in cui vada punta l'adultera, sebbene Ezechiele 16:40; 23:43-47 si menzioni la lapidazione come l'appropriato castigo. Così pure in Deuteronomio 22:23,24 una giovane donna adultera fidanzata ad un uomo deve essere lapidata assieme al suo partner colpevole. Varie indicazioni nella tradizione giudaica suggeriscono come a volte questo castigo sia stato inflitto come strangolamento.

Dato che la pena di morte poteva essere inflitta su una persona "colta in flagrande adulterio" (Giovanni 8:4), la donna sospettata dal marito d'aver commesso adulterio doveva essere sottoposta ad un'ordalia per stabilire la sua innocenza o essere manifestata come peccatrice da un giudizio divino (Numeri 5:11-31).
Sebbene l'adulterio sia condannato dalla legge divina come una trasgressione molto grave (Giobbe 31:9-11), essa non poteva essere estirpata, e sia uomini che donne ne erano spesso trovate colpevoli (Giobbe 24:15; 31:9; Proverbi 2:16-19; 7:5-22). Persino Davide si rende colpevole d'adulterio sfociando persino in omicidio (2 Samuele 11:2-5), ma egli se ne ravvede sinceramente (Salmo 51:1 ss). L'adulterio riempie il paese soprattutto per l'influenza di profeti e sacerdoti immorali (Geremia 23:10-14; 29:23).

Sebbene le leggi penali nella Bibbia considerino solo la trasgressione di fatto del comandamento della castità, la legge morale condanna pure le pratiche adultere commesse dall'occhio e dal cuore (adulterio virtuale, cfr. Giobbe 31:1,7). È soprattutto Gesù Cristo che mette in evidenza questo "adulterio virtuale" nel Sermone sul monte (Matteo 5:28), dove lo equipara ad un adulterio di fatto. Ugualmente severa era la condanna fatta da Gesù agli ipocriti che condannavano l'adulterio proprio quando essi stessi si rendevano colpevoli di trasgressioni alla moralità sessuale "E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8:7). Sebbene, però, Gesù contesti agli accusatori il loro diritto di eseguire la condanna, Egli non condona il peccato dell'adultera, ma la esorta a non peccare più in tal modo, preferendo così la sua riabilitazione alla condanna capitale (Giovanni 8:11). Le parole di Gesù devono essere considerate come il perdono, l'assoluzione di un peccatore che si ravvede del suo peccato.

Quando Gesù contesta le pratiche di divorzio molto facili del Suo tempo, basate sull'interpretazione molto liberale di Hillel di Deuteronomio 24:1-3, egli ne eccettua l'adulterio come legittima causa di divorzio, appoggiando così la scuola più rigorosa di Shammai, che limitava il divorzio come conseguenza dell'adulterio. A causa della corruzione morale della creatura umana, l'adulterio sembra così essere qualcosa di insopprimibile. È per questo che il Nuovo Testamento spesso ammonisce a non cadervi (1 Corinzi 6:9; Ebrei 13:4; Giacomo 4:4).