Recent Changes

Wednesday, September 13

  1. page Unità Libertà Carità edited Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte Tolleranza senza relativ…

    Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte
    Tolleranza senza relativismo. "Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte": una frase erroneamente attribuita a sant’Agostino, ma di fatto del teologo luterano del XVII secolo Ruperto Meldenio, ci richiama ad un’amorevole tolleranza di quei cristiani con i quali per molti versi dissentiamo ma che non pregiudicano l’essenza della fede annunciata e testimoniata nel Nuovo Testamento.
    Philip Schaff, eminente storico della chiesa, considerava il detto del nostro titolo “la parola d’ordine degli operatori di pace cristiani” [1]. Frase spesso (ma erroneamente) attribuita a un grande teologo come Agostino, essa proviene però da un altrimenti oscuro teologo luterano tedesco del XVII secolo Ruperto Meldenio [2] (Peter Meiderlin). Questa frase [3] ricorre in un trattato sull’unità cristiana scritto circa nel 1627 durante la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) in un sanguinoso periodo della storia europea in cui tensioni religiose avevano giocato un ruolo significativo. Questo detto ha trovato grande favore in scrittori susseguenti come Richard Baxter [4] ed è usato come motto della Chiesa Morava e della Chiesa Presbiteriana Evangelica degli Stati Uniti [5]. Ci chiediamo: potrebbe servire pure come motto di ogni chiesa e di ogni denominazione cristiana oggi?
    Unità
    Coloro che sono uniti mediante la fede in Cristo, per questa stessa ragione sono di fatto uniti l’uno all’altro nella chiesa, il corpo di Cristo. Questa unione la chiamiamo “la comunione dei santi”. È cosa misteriosa e per comprenderla appieno dobbiamo considerarla sotto gli aspetti dell’ “ora” e di “non ancora”. Dato che si tratta di un’unione creata da Cristo quando ci ha battezzato con un unico Spirito del suo corpo, la chiesa (1 Corinzi 12:12-13), essa è vera oggi per ogni cristiano, è un “fait accompli”. Le manifestazioni di quell’unità, però, non sono sempre evidenti. I cristiani possono manifestare tra di loro spiacevoli divisioni, come quelle che anticamente erano successe nella chiesa di Corinto (1:10-17). La loro disunione poteva essere rilevata persino nella pubblica piazza quando le liti fra di loro erano state portate in tribunale (6:1-8). Persino la Cena del Signore non era sufficiente a portarli insieme nell’amore e nell’unità (11:17-34). Manifestare pienamente l’unità che già ci è data in Cristo appartiene alla perfezione del “non ancora” della fede e che verrà al momento della nostra glorificazione. Ë un desiderio profondo quello che aveva spinto il Signore Gesù a pregare per la nostra unità, consapevole trattarsi di una benedizione incomparabile e sulla quale si gioca la credibilità stessa della testimonianza che la chiesa rende a Gesù Cristo (Giovanni 17:20-23).
    Libertà
    Tensioni che sorgono dalla diversità di credenze e di pratiche fra i cristiani, sono già apparenti nelle pagine del Nuovo Testamento e rimangono con noi oggi. Nella chiesa di Roma vi era probabilmente una fiorente fazione di vegetariani (Romani 14). “Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole, mangia verdure” (v. 2). Vi erano fra di loro differenze sul fatto se bisognasse osservare oppure no certi giorni di festa (v. 5). Come facciamo a convivere con tali differenze? L’apostolo Paolo scrive: “Accogliete colui che è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli” (v. 1). Una tale persona deve essere accolta, dice Paolo, non solo ricevuta allo scopo di discutere con essa le sue persuasioni. L’amore per una tale persona, per quanto sia debole nella fede, deve rimanere inalterato.
    Nell’ambito di quell’amore, dobbiamo concedere a ciascuno la libertà di attenersi alla propria coscienza su quanto Cristo ha comandato (Romani 14:5), ma fino a che punto può essere concessa una tale libertà? Apparentemente fino al punto di includere i vegetariani e coloro che sostenevano che i cristiani dovessero continuare ad onorare le festività religiose ebraiche. Tale tolleranza, però, potrebbe includere l’accoglienza come membri di chiesa, da parte dei battisti di coloro che sono di persuasione pedobattista, oppure potrebbero i pedobattisti accogliere a pieno diritto come membri di chiesa chi ha persuasioni battiste? Dovrebbero ammettere alla tavola della Cena del Signore chi crede alla presenza corporea di Cristo in quel sacramento? Dopo duemila anni di storia della chiesa, i cristiani sono ancora divisi su molte questioni dottrinarie di base, persino sui segni stessi dell’unità in Cristo - il Battesimo e la Cena del Signore. Come si può, allora, essere uno in Cristo e dimostrare la comunione dei santi? Sembrerebbe che o dobbiamo ignorare le nostre differenze dottrinali e quindi trattarle come insignificanti, oppure rimanere permanentemente divisi ed in opposizione l’un all'altro fintanto che Cristo ritornerà. C'è però una via che possa essere considerata la via per eccellenza? (1 Corinzi 12:31)?
    L’amore
    L’amore per Cristo deve includere l’amore per la sua verità, e quindi non potremmo mai considerare insignificante una qualsiasi cosa Gesù abbia insegnato e comandato. Solo coloro che dimorano nella parola di Cristo sono veramente suoi discepoli (Giovanni 8:31), e ai discepoli deve essere insegnato ad obbedire a tutto ciò che è loro comandato (Matteo 28:19-20). È così che la strada che potremmo chiamare minimalismo dottrinale ci è preclusa. Non possiamo semplicemente ridurre il numero delle dottrine da insegnare e da credere a quello che possiamo accettare come importante ed ignorare tutto il resto. Movimenti in quella direzione sembrano sempre allentare i freni ed alla fine non rimane più nulla di distintamente cristiano. Non possiamo, però, neppure rinchiuderci in piccoli gruppi che abbiano il massimo accordo sulla dottrina e sulla morale e poi separarci dagli altri e rifiutare di riconoscere come cristiani coloro che non abbracciano tutti i nostri punti distintivi. La moltiplicazione di piccoli gruppi che vantano la loro purezza ma che denunciano e disprezzano coloro che non corrispondono esattamente a quel modello non fa nulla per esprimere la verità della chiesa “una, santa, cattolica ed apostolica”, quella per la quale Cristo è morto. L’amore che dobbiamo avere per tutti i discepoli di Cristo non trova espressione alcuna su quel sentiero. Dove sta, allora, la via più eccellente?
    Come abbiamo osservato poco fa, l’unità che abbiamo è realizzata dallo Spirito di Cristo che ci battezza in Cristo e nel suo corpo, la chiesa (1 Corinzi 12:12-13). La nostra espressione di quell’unità deve quindi essere un’unità “secondo la verità che è in Gesù” (Efesini 4:21). Alla fin fine, essa sarà tutta la verità che è in Gesù, ma la nostra unione con Gesù non attende che quella perfezione sia raggiunta. La salvezza ci perviene per fede in Cristo, e così ci deve essere un nucleo essenziale che definisca la verità che è nostra per fede, sufficiente ad unirci in Cristo, anche se non è ancora completamente realizzata in ogni suo dettaglio [6]. Definire con precisione questo nucleo potrebbe provarsi altrettanto difficile di quanto lo sia vivere fedelmente l’intera verità, ma sicuramente include che Dio, creatore del cielo e della terra, contro il quale noi tutti abbiamo peccato, era in Cristo nel riconciliare con sé tutti coloro che credono, non imputando loro le loro colpe, ma perdonandoli attraverso la redenzione che si trova nella sua vita priva di peccato e nella sua morte espiatrice, ricevuta per sola fede, chiamandoci all’ubbidienza a Cristo come Signore sotto l’autorità della sua Parola nelle Sacre Scritture. Là dove Cristo è predicato in modo verace, là c'è l’Evangelo, e dove l’Evangelo è veramente creduto, là c’è la chiesa.
    Eppure, come abbiamo visto, la chiesa che è in Gesù è una chiesa diversificata. Questa diversità fra i cristiani è dovuta alla nostra mancanza di conformità a Cristo. Egli ha scelto, in questo mondo di santificarci gradualmente. Dato che il progresso che facciamo nella santificazione varia sia per quanto riguarda la dottrina che la pratica, ci sarà sempre bisogno, in questo mondo di coloro che sono uniti in Cristo per vivere nell’amore l’uno verso l’altro e che pure sono alle prese con le loro differenze. Talvolta queste differenze risultano nella formazione di chiese e denominazioni diverse e questo proprio per mantenere una buona coscienza verso Dio. Tali divisioni, però, non sono da considerarsi il fallimento dell’unità fra di noi fintanto che non permettiamo loro di distruggere il nostro amore e accoglienza l’uno dell’altro in Cristo. Alcune fra queste divisioni sono comunque di carattere pratico, perché non tutti i cristiani del mondo possono unirsi nello stesso luogo e tempo.
    Molte assemblee distinte di cristiani sparse per il mondo di fatto possono servire i propositi di Dio, disperdendoci tra i perduti per farvi brillare la luce di Cristo. I nostri raggruppamenti multipli possono pure servirci bene, incoraggiandoci ad essere fedeli a ciò che crediamo che Cristo ci abbia insegnato, portandoci insieme a coloro con i quali possiamo cooperare più pienamente. Se però permettiamo alle nostre divisioni di diventare fratture nell’amore ed occasione di orgoglio e di rivalità, allora non saremo stati fedeli alla nostra vocazione e la nostra testimonianza per Cristo ne sarà pregiudicata.
    Il detto di Ruperto Meldenio stabilisce il giusto equilibrio. Ci chiama all’unità nelle cose essenziali, il nucleo di verità nella nostra unione con Cristo. Nelle cose non-essenziali (non quelle prive di importanza ma quelle cose che non impediscono di per sé la nostra unione con Cristo) essa ci chiama alla libertà, così che tutti possano seguire la loro coscienza sotto la Parola e lo Spirito. In ogni cosa, però, ci deve essere l’amore (o “carità” in latino), “...che è il vincolo della perfezione” (Colossesi 3:14), perché soltanto con l'amore si può vivere uniti in perfetta armonia.
    “Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché di un solo animo e d'una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio” (Romani 15:5-7).
    di Mark Ross, http://www.ligonier.org/learn/articles/essentials-unity-non-essentials-liberty-all-things/
    Note
    [1] History of the Christian Church, vol. 7, p. 650.
    [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Rupertus_Meldenius
    [3] “Verbo dicam: Si nos servaremus in necesariis Unitatem, in non-necessariis Libertatem, in utrisque Charitatem, optimo certe loco essent res nostrae» “In una parola, dirò: se conserveremo l'unità nelle cose necessarie, la libertà in quelle non necessarie, e in entrambe la carità, le nostre faccende saranno certamente in ottima condizione”.
    [4] https://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Baxter
    [5] Pure papa Giovanni XXIII utilizza questa frase nella sua prima enciclica, Ad Petri Cathedram
    In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas ("unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte").
    [6] Vedi il concetto di “adiaphora” in: https://it.wikipedia.org/wiki/Adiaphora

    (view changes)
    4:04 am
  2. page Elenco argomenti edited ... Unione mistica Unità della Chiesa Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, ca…
    ...
    Unione mistica
    Unità della Chiesa
    Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte
    Uomo
    Viret, Pierre
    (view changes)
    4:03 am

Friday, May 13

  1. page Doppia predestinazione edited ... Riferimenti_esterni Riferimenti esterni R. Che cos'è la Doppia Predestinazione? La Doppia…
    ...
    Riferimenti_esterni
    Riferimenti esterni
    R.Che cos'è la Doppia Predestinazione?
    La Doppia Predestinazione (saggio più vasto del precedente), di R.
    C. Sproul, Double Predestination.Sproul
    Emil Brunner, The Christian Doctrine of God (Philadelphia: Westminster Press, 1950), p. 326.
    Martin Luther, The Bondage of the Will (Westwood: Fleming H. Revell, 1957), p. 206.,220.
    (view changes)
    11:15 am

Friday, April 8

  1. page Semi-escatologia edited Semi-escatologia (o era semi-escatologica) Si definisce "era semi-escatologica" il pe…

    Semi-escatologia (o era semi-escatologica)
    Si definisce "era semi-escatologica" il periodo attuale che intercorre fra la risurrezione di Cristo e la Parousia (il Suo ritorno). È un'epoca di tensioni che pure viene definita come l'epoca del "già e non ancora". La nostra salvezza è completa in Cristo, ma il peccato non sarà distrutto se non al Suo ritorno. Cristo è detentore di ogni autorità, ma Satana ha ancora un qualche potere. Possiamo contare con fiducia sulla potenza e sull'amore di Dio, eppure siamo soggetti a molti pericoli. Siamo morti al peccato e risuscitati alla giustizia in Cristo (Romani 6), eppure ci vien detto: "Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria" (Colossesi 3:5). La guerra è vinta, ma vi sono ancora molte sacche di resistenza del nemico da neutralizzare.
    Questo paradosso storico è una forma corrente del più vasto paradosso del rapporto fra sovranità divina e responsabilità umana. Dio ci ha salvati per mezzo di Cristo con il Suo potere sovrano. Dobbiamo confidare in Lui che ci provveda ogni cosa. Questo fatto, però, non ci permette di essere passivi. C'è una battaglia da combattere (Efesini 6:10-20), una corsa da correre (1 Corinzi 9:24-27). Non dobbiamo "lasciarci andare e lasciare che Dio faccia tutto". Paolo, al contrario, dice: "Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo" (Filippesi 2:12-13). Le sovrane azioni di Dio non scoraggiano, ma ci motivano a combattere la guerra spirituale, fiduciosi che la vittoria ultima sarà di Dio.
    Alcuni teologi presentano quest'era semi-escatologica come un tempo di sofferenza, dolore e sconfitta. Altri la presentano come un tempo di vittoria per l'Evangelo. Di fatto, entrambe le posizioni sono corrette. La storia della chiesa è stata piena di sofferenze e di persecuzioni, ma il sangue dei martiri è stato il seme della chiesa, e spesso le peggiori persecuzioni hanno fatto sorgere le chiese più forti. Per tutta la storia i cristiani hanno operato profondi cambiamenti nella società, ad esempio, nel soccorso dato ai più deboli ed agli oppressi, nella crescita dell'erudizione, nello sviluppo della democrazia.
    Il "già" del regno non è solo l'opera di Cristo nel passato (la Sua morte, risurrezione ed ascensione). È anche quello che Egli sta facendo ora, mediante lo Spirito, nella chiesa. Il regno deve essere "tanto sulla terra come in cielo" (Matteo 6:10). È come il lievito, o un seme, che cresce nel corso del tempo (Matteo 13:24-33). In questo tempo i credenti soffrono sconfitte. Il regno che cresce comporta sofferenze crescenti ai suoi sudditi. Essi, però, pure fanno l'esperienza delle meravigliose benedizioni del vivere sotto Dio: i prati verdeggianti e le acque calme (Salmi 23:2), la tavola che Dio ci imbandisce alla presenza dei nostri nemici (v. 5), la retribuzione di case, fratelli, sorelle, madri, figli e terra (Marco 10:30). E tutti i credenti diventano "sale" e "luce" per il resto del creato (Matteo 5:13-14).

    (view changes)
    10:05 am
  2. page Elenco argomenti edited ... Secchio pieno (problema del) Segno della croce Semi-escatologia (o era semi-escatologica) …
    ...
    Secchio pieno (problema del)
    Segno della croce
    Semi-escatologia (o era semi-escatologica)
    Sessione (di Cristo)
    Sinodo di Dordrecht
    (view changes)
    9:39 am
  3. page Aspazialità di Dio edited Aspazialità di Dio ... per parlare dell'immensità dell'immensità, incommensuralità e onnipre…

    Aspazialità di Dio
    ...
    per parlare dell'immensitàdell'immensità, incommensuralità e onnipresenza di Dio,
    Così come Dio si pone al di là (al di sopra) del tempo, Dio si pone al di là dello spazio, non può essere ristretto dalle categorie spaziali che caratterizzano la materia creata. Il rapporto di Dio con lo spazio è diverso dal nostro. Noi siamo limitati dal nostro corpo ad occupare una certa porzione di spazio, Dio no. Il tempo, costo e sforzo di viaggiare limitano la nostra capacità di visitare luoghi diversi. Questo non vale per Dio. Come Dio è sovrano sul tempo, Egli è sovrano sullo spazio. Il principale significato biblico dell'immensità di Dio è la Sua aspazialità. Il punto non è che Dio è escluso dallo spazio, ma che Egli sovranamente lo controlla. Egli non è nello spazio come se lo spazio fosse una sorta di scatola che lo confina.
    (view changes)
    12:39 am
  4. page Aspazialità di Dio edited Aspazialità di Dio La "aspazialità" è una categoria usata dalla teologia per parlare …

    Aspazialità di Dio
    La "aspazialità" è una categoria usata dalla teologia per parlare dell'immensità di Dio, che Egli non è limitato dallo spazio come lo siamo noi, ma che Egli travalica lo spazio, non ne è limitato e che ne è sovrano.
    Così come Dio si pone al di là (al di sopra) del tempo, Dio si pone al di là dello spazio, non può essere ristretto dalle categorie spaziali che caratterizzano la materia creata. Il rapporto di Dio con lo spazio è diverso dal nostro. Noi siamo limitati dal nostro corpo ad occupare una certa porzione di spazio, Dio no. Il tempo, costo e sforzo di viaggiare limitano la nostra capacità di visitare luoghi diversi. Questo non vale per Dio. Come Dio è sovrano sul tempo, Egli è sovrano sullo spazio. Il principale significato biblico dell'immensità di Dio è la Sua aspazialità. Il punto non è che Dio è escluso dallo spazio, ma che Egli sovranamente lo controlla. Egli non è nello spazio come se lo spazio fosse una sorta di scatola che lo confina.

    (view changes)
    12:31 am
  5. page Elenco argomenti edited ... Apostolicità della Chiesa Approccio induttivo all'inerranza Aspazialità di Dio Attributi …
    ...
    Apostolicità della Chiesa
    Approccio induttivo all'inerranza
    Aspazialità di Dio
    Attributi di Dio
    Battesimo (significato, modi, soggetti)
    (view changes)
    12:20 am

Thursday, April 7

  1. page Approccio induttivo all'inerranza edited Approccio induttivo all'inerranza della Scrittura Si intende per "approccio induttivo all'…

    Approccio induttivo all'inerranza della Scrittura
    Si intende per "approccio induttivo all'inerranza della Scrittura" quell'approccio che formula una dottrina sulla Scrittura a partire dagli apparenti errori e contraddizioni che ne rileva. Si tratta di un approccio eminentemente scorretto perché, ignorando ciò che le Scritture stesse dicono di sé stesse, ritiene di saperla più lunga degli scrittori biblici e contesta quel che Dio ha affermato su di esse. Il cristiano, però, accoglie l'inerranza delle Scritture accettando per fede ciò che esse dicono di sé stesse e deducendo da quello la sua dottrina. I problemi risiedono in chi legge le Scritture, non nelle Scritture stesse, nella nostra conoscenza limitata e nel condizionamento che la nostra natura peccaminosa comporta sulla piena accettazione di ciò che le Scritture affermano.
    Quando molti considerano le Sacre Scritture, sembra (appare) loro che contenga errori. Molti autori, così affermano che non bisogni derivare la nostra dottrina sulle Scritture semplicemente da quello che insegna su sé stessa, ma che dovremmo tenere conto di quel fenomeno. E se prendiamo seriamente quel fenomeno, ci dicono, non saremo in grando di concluderne che le Sacre Scritture siano inerranti. Sviluppare una dottrina della Scrittura dal fenomeno che appare contenere errori, è talvolta chiamato "tapproccio induttivo" in contrapposizione all'approccio deduttivo. Il metodo induttivo, però, è un metodo scorretto per determinare il carattere delle Sacre Scritture. Certo, esse contengono "difficoltà", problemi, errori apparenti, e non dovremmo ignorarli. Altra cosa, però, è utilizzarli per formulare la dottrina della Scrittura. È importante rammentarci che tutte le dottrine della fede cristiana sono afflitte da problemi. Pensiamo alla Sovranità di Dio, alla Trinità, all'apparente paradosso che Gesù Cristo è sia uomo che Dio. Formuleremo allora quelle dottrine sulla base di quei problemi? La natura stessa della fede cristiana è credere alla Parola di Dio nonostante l'esistenza di difficoltà non risolte. Abramo non riteneva possibile avere un figlio anziano com'era, eppure ha creduto alle promesse di Dio e Dio glielo ha accreditato come giustizia. Il metodo più appropriato per la teologia, di conseguenza, non è quello di sospendere il nostro giudizio fintanto che abbiamo risolto tutte le difficoltà, perché non le risolveremo mai in questa vita. Quando diciamo che la Scrittura non contiene errore e non ci porta fuori strada (è inerrante) incontriamo dei problemi al riguardo, ma ciò che la Scrittura afferma sulla sua stessa veracità, in tutto ciò che afferma, è del tutto chiaro. I problemi dobbiamo certo investigarli, ma il problema siamo noi, la nostra conoscenza limitata e difettosa, non ciò che la Bibbia afferma su sé stessa, e che il Signore Gesù Cristo proclama e conferma costantemente insieme ai Suoi apostoli. Nell'affrontare i problemi non dobbiamo ricorrere all'autonomia intellettuale presumendo che la ragione umana serva come criterio ultimo di verità. Dobbiamo al contrario studiare il problema nell'ottica della fede, della testimonianza che la Scrittura dà di sé stessa. A causa della nostra finitudine abbiamo problemi nel comprendere le profondità della natura e delle azioni di Dio, e la nostra finitudine ci è di ostacolo ad avere una conoscenza esaustiva del mondo di Dio e della natura. Il peccato, poi, ci condiziona sempre, facendoci "reprimere" la verità di Dio e facendoci costantemente mettere in dubbio in un modo o in un altro la sua veracità e rendendoci arroganti nel nostro studio delle Scritture, La differenza fra i critici liberali della Bibbia non è solo accademica, una differenza di punti di vista, né è solo una differenza di presupposti. È pure differenza morale. il liberale legge il testo con una concezione incredibilmente elevata della sua competenza a comprendere gli scrittori e le culture antiche nei più minuti dettagli.

    (view changes)
    2:30 pm

More